Chi è Leonid Volkov e c’è ancora un’opposizione di Putin?

Leonid Volkov, l’alleato di Navalny aggredito a martellate: «Volevano farmi a pezzi». Ci sono ancora oppositori di Putin?

Martedì sera scorsa Leonid Volkov, uno dei principali collaboratori del dissidente politico russo Alexei Navalnyè stato aggredito con un martello e con del gas lacrimogeno all’esterno della propria casa a Vilnius, in Lituania.

Leonid Volkov aggredito dal governo russo, perché?

Secondo quanto riferito da Kira Yarmysh, ex portavoce di Navalny, Volkov era nella sua auto quando l’aggressore, non identificato, “ha rotto il finestrino, spruzzato gas lacrimogeno e iniziato a colpire Leonid Volkov con un martello”.

Volkov, che ha 43 anni, è stato brevemente ricoverato in ospedale dopo l’assalto, martedì. Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha detto che “posso dire solo una cosa a Putin: qui nessuno ha paura di te”. Al momento non si sa chi abbia compiuto l’aggressione, e le autorità lituane stanno investigando su quanto accaduto.

Kira Yarmysh, portavoce di Navalny
Kira Yarmysh, ex portavoce di Navalny – Wikimedia Commons @A.Savin – Museodiocesanotorino.it

Dopo l’aggressione Volkov ha commentato l’aggressione in un video su Telegram in cui ha detto di essere stato colpito almeno 15 volte a una gamba e di aver rimediato un braccio spezzato: “Continueremo a lavorare e non ci arrenderemo”, ha detto.

Volkov ha lasciato la Russia da alcuni anni per questioni di sicurezza, fino a un anno fa è stato presidente della Fondazione anticorruzione creata da Navalny ed è stato uno dei principali avvocati del dissidente morto un mese fa in una prigione siberiana.

L’aggressione è stata compiuta pochi giorni prima delle elezioni in Russia che lo stesso Volkov aveva definito “un circo” per evidenziare come non abbiano alcun valore democratico.

Vladimir Putin domina la politica russa da quasi 25 anni, ha trasformato il paese in una dittatura e alle prossime elezioni non ci saranno oppositori, o perché esclusi dalle elezioni o perché perseguitati, arrestati o uccisi dal regime.

L’intelligence lituana ha detto che l’attacco è stato probabilmente organizzato dal governo russo per impedire all’opposizione di influenzare le elezioni.

Putin ha l’opposizione?

Dopo anni di repressione brutale, l’opposizione al regime di Vladimir Putin è oggi priva di leader carismatici e di un progetto politico coerente e al momento non sembra avere le forze di agire in maniera politicamente incisiva.

Questo non significa che in Russia non ci sia malcontento nei confronti di Putin o che il suo potere sia del tutto incontrastato: nel paese esistono ancora movimenti di opposizione, organizzazioni più o meno clandestine, singoli individui che affrontano coraggiosamente la repressione.

Garry Kasparov, campione di scacchi nonché conosciutissimo oppositore di Putin
Garry Kasparov, campione di scacchi nonché conosciutissimo oppositore di Putin – https://www.kasparov.com/ – Museodiocesanotorino.it

Ma nella Russia di oggi le organizzazioni di opposizione sono attaccate e isolate e “sono occupate soprattutto a sopravvivere”, come dice Giulia De Florio, ricercatrice di Lingua russa all’Università di Parma e membro del direttivo di Memorial Italia.

Attualmente tutti i leader di opposizione noti in Russia a livello nazionale sono in prigione, in esilio all’estero oppure sono morti o sono stati uccisi.

Tra i leader all’estero ci sono alcuni oppositori storici di Vladimir Putin, come il campione di scacchi Garry Kasparov, che vive negli USA, o l’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, che oggi vive a Londra dopo aver trascorso quasi dieci anni in prigione.

“Questi leader all’estero non hanno influenza all’interno del paese – afferma Giovanni Savino, esperto di nazionalismo russo e professore all’Università Federico II di Napoli – Khodorkovsky ha finanziato la fondazione Russia Aperta (un’associazione per la democrazia e i diritti umani), che ha provato quanto meno ad avere un ruolo nel dibattito politico russo. Si tratta però ormai di esponenti politici che non hanno più alcun ascendente”.

Tra i leader d’opposizione in carcere ci sono Vladimir Kara-Murza, un giornalista e attivista che tra le altre cose è stato vicepresidente di Russia Aperta e che è una tra le figure più note del movimento democratico, e Ilya Yashin, un altro oppositore del governo.

Kara-Murza e Yashin erano entrambi alleati di Alexei Navalny e insieme erano considerati i principali esponenti di una nuova generazione di politici di opposizione, nata dalle proteste del 2011–2012 contro i brogli elettorali alle elezioni legislative e presidenziali di quegli anni.

Navalny fu arrestato nel 2021, mentre Kara-Murza e Yashin sono stati arrestati nel 2022, entrambi con l’accusa di aver diffuso “notizie false” sull’esercito russo impegnato nell’invasione dell’Ucraina.

Per questo, Kara-Murza è stato condannato a 25 anni di prigione, e Yashin a otto e mezzo. Le persone vicine a Kara-Murza, che ha 42 anni, sono molto preoccupate per lui e per il trattamento che sta ricevendo in carcere: Kara-Murza ha subìto due tentativi di avvelenamento nel 2015 e nel 2017 e la sua salute è estremamente fragile.

Il più celebre tra gli oppositori di Putin uccisi in circostanze mai chiarite è Boris Nemtsov, il quale è stato uno dei più carismatici e promettenti politici russi. Nemtsov era stato il primo ministro ai tempi del presidente Boris Eltsin, il predecessore di Putin, ed era un politico talentuoso con un forte seguito. Fu ucciso a Mosca nel 2015 a due passi dal palazzo del Cremlino.

Oltre a quelli imprigionati, esiliati, uccisi o morti, l’opposizione in Russia non ha altri leader di livello nazionale. Anche le organizzazioni che un tempo facevano opposizione più o meno attiva al regime, come la Fondazione anticorruzione creata da Navalny, o quelle che si impegnavano nella difesa dei diritti umani come Memorialsono state costrette a chiudere o a trasferirsi all’estero.

Il malcontento nei confronti di Putin esiste ancora però e lo si è visto anche la sera stessa della morte di Navalny, venerdì scorso, quando centinaia di persone hanno manifestato nelle principali città russe per protestare contro il regime.
Però la repressione delle forze di sicurezza russe è ormai soffocante: le manifestazioni per Navalny sono state sgomberate rapidamente e sono state arrestate più di 100 persone.
A questo bisogna aggiungere l’altissimo numero di prigionieri politici, cioè persone che non solo sono state arrestate perché hanno partecipato a una manifestazione, ma che sono state attivamente perseguitate e private della libertà del regime perché ritenute un pericolo politico.

Sono giornalisti, politici, attivisti, studiosi, che in un paese non autoritario costituirebbero il fondamento dei movimenti di opposizione. Secondo l’associazione Memorial, oggi in Russia i prigionieri politici sono più di 600.

Parte del dissenso si è radunata attorno ai movimenti contro la guerra: un esempio recente è La strada di casa, un’associazione di mogli e madri degli oltre 300 mila riservisti che sono stati mandati a combattere in Ucraina.

Le donne di La strada di casa chiedono la fine della guerra e il ritorno a casa dei soldati e hanno organizzato alcune caute manifestazioni e ottenuto un certo seguito. C’è poi l’opposizione che si è organizzata all’estero, formata dalle centinaia di migliaia di russi che sono scappate dal paese negli ultimi anni.

In questi anni si sono trasferiti fuori dalla Russia giornali indipendenti, associazioni, ong, e ne sono stati creati di nuovi. Alcune di queste associazioni sono estremamente interessanti, come per esempio la FAS, acronimo russo di Resistenza femminista contro la guerra, un movimento in parte situato all’estero e in parte in clandestinità in Russia che cerca di combattere la violenza del regime di Putin sia fuori sia dentro il paese. Anche l’opposizione all’estero, tuttavia, è frastagliata e poco compatta.

“Il problema maggiore è che oggi, nell’opposizione russa, manca un’idea di futuro – afferma Giulia De Florio – Tanto dentro quanto fuori dal paese. Vent’anni di propaganda e di repressione asfissiante hanno fatto sì che non ci siano le condizioni per pensare a un’opposizione coerente e capace di mettere in seria difficoltà il regime di Putin”.

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